LUGHNASADH🌾AREZZO CELTIC 2025

IL PERIODO STORICO DI RIFERIMENTO DELLA MANIFESTAZIONE
Arezzo Celtic Festival si ispira alle vicende storiche legate alle terre etrusche di Arezzo del periodo storico che va dal IV al III secolo a.C. Questo periodo di declino etrusco fu motivo di un susseguirsi di guerriglie, alleanze, lotte e rivolte atte a definire un assetto alla città che di fatto era fin dai quei tempi un’importante oggetto di conquista non solo da parte della città di Roma. Nel IV secolo a.C. Arezzo, Chiusi e Perugia si allearono per combattere i Romani ma senza successo. Accresciutasi la potenza romana aumentò la pressione verso le popolazioni etrusche (310 a.C), ma l’instabilità della presenza di legioni romane presso questi territori, diede modo all’animo etrusco di tentare più volte di ribellarsi al nuovo dominio.
Successivamente, Arezzo riuscì a mettere in piedi una lega di popoli (ivi compresi i Galli) per lottare contro Roma, ma questa nel 295 a.C. ebbe il sopravvento, per cui Arezzo e alleati dovettero fare atto di sottomissione a condizioni molto dure. Nel 285 a.C. avvenne l’invasione dei Galli Senoni che strapparono Arezzo ai Romani, i quali persero 13000 soldati con i loro ufficiali. Arezzo dopo questo disastro fu sottoposta al saccheggio e alla distruzione da parte di questo popolo gallico. Solo quando Roma nel 284 a.C. riuscì a rialzarsi, Arezzo fu ricostruita e protetta da nuove mura. Nel III secolo a.C. si può dire che la romanizzazione dell’Etruria fosse quasi completa. Le vicende di Arezzo da questo momento in poi erano le stesse di Roma. In questo periodo i Romani vennero sconfitti dai Galli Gesati nei dintorni di Arezzo. Nel 217 a.C. Annibale sconfisse i Romani nella battaglia del Trasimeno. Gli Etruschi Aretini in questa occasione tentarono di ribellarsi a Roma, ma inutilmente. Nel 205 a.C., durante le Guerre Puniche, Arezzo offrì il suo aiuto militare ed economico a Roma nella lotta contro Cartagine. I Romani, sbarazzatosi di Annibale, continuarono la romanizzazione dell’Etruria (202 a.C.) e particolarmente di Arezzo e dintorni. Dopo un lungo periodo di pace, Arezzo passò sotto il potere di Giulio Cesare, il quale provvide alla rinascita della città, incrementando l’economia e dando lustro specialmente alla produzione di ceramica.
IL FESTIVAL
La storia si sa è lunga e avvincente, ed il periodo storico che Arezzo Celtic Festival si propone di voler far rivivere non è soltanto riferito alle battaglie poiché sarebbero innumerevoli e soli tre giorni di rievocazione non basterebbero. Ciò che però si può fare è raccontare l’incontro di questi popoli, le loro usanze con modi e costumi differenti. Popolazioni con ideologie e religioni che in questo lasso di tempo ebbero modo di scontrarsi più volte ma anche di allearsi, processo storico che comunque ha raggiunto il fine di conoscersi e fondersi in una civiltà che a tutt’oggi rende fiero qualsiasi Italiano nel modo.
Volendo nello specifico descrivere l’evento di Arezzo Celtic Festival dal punto di vista di rievocazione storica, non si deve pensare di assistere ad un susseguirsi di sanguinose e violente battaglie, ma bensì in questa manifestazione, la storia rallenta, e si sofferma su quello che è l’aspetto più importante, quello culturale.

















cos'è lugnásad?
in breve
Lugnasad è il nome in Antico Irlandese della festività gaelica che segnava l’inizio del raccolto. Il termine è l’unione tra il nome del principale dio celtico, Lug, e násad, forse avente il significato di “assemblea”.
Nelle tradizioni insulari gaeliche esso non è un giorno preciso, bensì è il nome stesso del mese di agosto. Nella mitologia irlandese tale festa è stata fondata da Lug come funerale in onore della dea Terra, la quale si lascia morire per nutrire gli esseri viventi con i frutti del suo raccolto. Nell’Irlanda medievale è attestato un Áenach Tailten, ossia un óenach, un’antica assemblea panirlandese in cui ci si riuniva in occasione della morte di un sovrano. In questo caso, a Teltown (County Meath), tutte le famiglie d’Irlanda si riunivano all’inizio d’agosto per festeggiare con giochi d’atletica, banchetti, spettacoli, ma anche siglare accordi commerciali, familiari e risolvere dispute. Quest’assemblea, divenuta un festival col tempo, era tenuta anche in altri luoghi dell’isola e nel folclore si tramandano costumi come il taglio della prima spiga di grano, la sua sepoltura in un luogo alto in onore della divinità, il sacrificio di un toro sacro, danze rituali e recite di battaglie tra Lug, protettore dell’umanità, e i mostri portatori di carestia.
Come in molte festività pre-cristiane, questi momenti di passaggio erano segnati dalla precarietà, poiché le scorte dell’anno prima erano finite e ora toccava raccogliere quelle nuove. Ritorna quindi il tema della morte e rinascita della comunità di pari passo col ritmo della natura.
Nell’Era Moderna molte pratiche sono sopravvissute nelle campagne. Tra di esse vi è l’usanza di fare trekking sulle alture delle colline, cucinare ricette particolari, visitare e fare offerte alle fonti sacre (camminando deosil, “da est a ovest” in Scozia). Da notare che per Lugnasad non è testimoniata come fondamentale l’accensione dei falò (come invece è per Samhain).
articolo completo
IL CALENDARIO DI COLIGNY
Articolo di Francesco Manetti, Dott. in Scienze Storiche e studioso di mitologia e folclore.
Il calendario di Coligny è una placca di bronzo di età imperiale romana ritrovata vicino Lione. L’alfabeto è latino ma la lingua è celtica. È un sistema lunisolare molto complesso che mostra una precisione stupefacente. I Druidi non esistevano più come istituzione pubblica in epoca romana, ma i calcoli del calendario dimostrano la grande conoscenza matematica e astronomica celtica.
Il calendario di Coligny era composto da 16 colonne e 4 righe, con due mesi intercalari occupanti una mezza colonna ciascuno, e la una tabella rappresentava i 62 mesi del ciclo quinquennale. I 5 anni della placca del calendario fanno parte di un ciclo metonico di 19 anni, sebbene potesse anche essere esteso a un ciclo di 30 anni.
Plinio il Vecchio ci racconta che il mese per i Celti incominciava il sesto giorno della nuova luna, ovvero il principio della coicis, quindicina di giorni in cui si esprime la luna piena. Il calendario è studiato appositamente per far coincidere al meglio le fasi della luna con l’anno solare. Ogni mese dura 30 o 29 giorni e ogni 2 anni e mezzo vi era un mese intercalare.
Ancora oggi, gli ultimi parlanti celtici ne conservano il ricordo: in bretone, il domani si chiama antronoz, “la notte successiva”, e la settimana si chiama wythnos, letteralmente “oggi notte”; in gallese, proprio come una festa di nove giorni, una novena, era chiamata decamnoctiaca, “dieci notti”, in gallico. I giorni di festa sono annotati con “Ivos”.
Per quanto riguarda il periodo che ci interessa ma a seconda delle fasi lunari e dei calcoli intercalari Lughnasadh dovrebbe cadere nel mese celtico di Riuros, inserito nella metà estiva dell’anno, ossia Samonios.
Il mese celtico “Rivros” deriva probabilmente il suo nome dall’antico irlandese “remor” o da parole simili in altre lingue celtiche che significano “grasso”, “grosso”, “robusto” o “grande”. Questo suggerisce che il mese, che generalmente cade tra luglio e agosto, fosse associato all’abbondanza, probabilmente legato al raccolto e alla preparazione per l’inverno imminente.
ETIMOLOGIE
In irlandese antico il nome era Lugnasad, una combinazione di Lug (il dio Lugh) e násad (un’assemblea funebre). Lammas, deriva dall’antico inglese hlāfmæsse, ovvero Loaf Mass, la messa della pagnotta. È una festa cristiana celebrata nei paesi anglosassoni. Nell’Inghilterra anglosassone vi era una festa conosciuta come la “Festa dei Primi Frutti” e sembra che le pagnotte, fatte con il primo grano mietuto, avevano poteri curativi.
MITOLOGIA IRLANDESE
In generale sembra che la festa sia stata fondata come rito funebre dal Dio Lugh in onore di una divinità della Terra. Le Dèe a cui è dedicata differiscono nei miti, ma ciò che permane è il senso della madre terra che si sacrifica per nutrire il genere umano. Altri studiosi propongono una battaglia tra Lugh e un Dio (forse infero) che ruba il grano e le messi, magari rapendo la Dèa dell’abbondanza (come Persefone). In tempi cristiani Lugh viene sostituito da San Patrizio che combatte un Dio pagano ladro di messi.
LUGUS, LUGH O LLEU?
Noi sappiamo dalle fonti antiche che il Dio più importante dei Celti era Mercurio, in quanto “inventore di tutte le arti, protettore dei viandanti e dei profitti commerciali”. In effetti in Europa centro-occidentale, Mercurio è il Dio più rappresentato a livello archeologico nel mondo continentale. Non è facile stabilire quali qualità corrispondono a quali Dèi romani e se Teutates ed Esus sono altri nomi per Lugus. L’etimologia del nome è incerta, in passato di tendeva a tradurlo con “splendente” ma oggi si pensa a concetti come “luce” o “giuramento”. Interessante è che la maggior parte delle iscrizioni al Dio sono in Spagna del Nord e sono al plurale: Lugoves. Ciò fa dibattere sull’esistenza di un dio tripartito o semplicemente del modo in cui molte volte i Celti pregavano gli Dèi appellandoli al plurale. Di Lugus sappiamo anche grazie alla toponomastica, molte città e molte alture portano il suo nome. La più famosa e capitale della Gallia romana è Lione: Lugdunum. Plinio il Vecchio ci parla di una gigantesca statua al Mercurius Arverno, la quale aveva un caduceo (bastone degli araldi, simbolo di pace, prosperità e diplomazia) nella mano sinistra, un borsello nella destra e a fianco due animali simbolo, un caprone e un gallo. Altri templi a Mercurio sono stati identificati in Francia sulle alture. Purtroppo non è mai stata ritrovata una raffigurazione di Lugus. Sono state fatte delle proposte; alcune delle quali basate sulla presenza di monete raffiguranti corvi o cinghiali (Mercurius Moccus). Gli epiteti che appaiono nelle iscrizioni, molte volte condivisi con Mars e Teutates, talvolta con Esus. Difficile è capire quali sono solo attributi e quali sono Dèi. Ad ogni modo le qualità più ricorrenti per il Mercurius/Lugus sono “Il Grande Signore” (Andesus), “Il Divino” (Esus), “Il Veggente” (Vellaunos), “l’Amico della Gioventù” (Iovantucaros) e “Il Protettore del Popolo” (Toutatis).
800 anni dopo, nei manoscritti irlandesi appare una figura mitologica di nome Lugh, appellato Lamfhada (lunga mano) o Samildanach (abile in tutte le arti). Nella mitologia irlandese Lugh è figlio di Cian, dei Tuatha de Danann, ed Ethniu, figlia di Balor dei Fomori. Nel Cath Mag Tuired questo matrimonio è la pacificazione della guerra tra i due popoli. In varie leggende, caratteri ricorrenti sono il fatto che Lugh nasca con due fratelli, così come suo padre, il fatto che sia associato al cane e che nel suo destino ci sia di uccidere il nonno Balor. Da giovane, Lugh si reca a Tara per unirsi alla corte di Re Nuada dei Tuatha Dé Danann. Il guardiano della porta non lo lascia entrare a meno che non abbia un’abilità che possa usare per servire il re. Offre i suoi servizi come fabbro, fabbro, campione, spadaccino, arpista, eroe, poeta, storico, stregone e artigiano, ma ogni volta viene respinto perché i Tuatha Dé Danann hanno già qualcuno con quelle abilità. Quando Lugh chiede se abbiano qualcuno con tutte quelle abilità contemporaneamente, il guardiano della porta deve ammettere la sconfitta e Lugh si unisce alla corte e viene nominato Capo Ollam d’Irlanda (Ollam era il bardo/storico di riferimento di una provincia). A quel tempo i Tuatha erano sottomessi ai Fomori e Lugh si offrì per guidarli nella Seconda Battaglia di Mag Tuired, nella quale avrebbe ucciso il nonno Balor. Il Dio guidò il popolo in battaglia chiedendo a ognuno quale arte avrebbe contribuito a portare. Dopo la vittoria, Lugh trova Bres, l’ex re dei Tuatha Dé Danann, mezzo Fomore, solo e indifeso sul campo di battaglia, e Bres implora di risparmiargli la vita. Se verrà risparmiato, promette, farà in modo che le mucche d’Irlanda diano sempre latte. Ma i Tuatha Dé Danann rifiutano l’offerta. Promette quindi quattro raccolti all’anno, ma i Tuatha affermano che un solo raccolto all’anno è sufficiente per loro. Lugh, però, gli risparmia la vita a condizione che insegni ai Tuatha Dé Danann come e quando arare, seminare e mietere.
Lugh istituì un evento simile ai Giochi Olimpici chiamato Assemblea di Tailtiu, che si concludeva a Lughnasadh (1° agosto) in memoria della sua madre adottiva, Tailtiu, nella città che porta il suo nome, oggi Teltown (tumulo collinare dove in teoria la Dèa fu seppellita), nella contea di Meath. Erano tenuti nell’ultima quindicina di luglio ed erano dei Giochi Funerari celebrati su varie colline d’Irlanda, solitamente dedicate a divinità femminili. Tali assemblee funerarie erano dette Oenach. Nella mitologia Tailtiu era una Dèa moglie di Eochaid, ultimo Alto Re d’Irlanda del popolo dei Fir Bolg. Dopo l’invasione dei Tuatha de Danann, lei sopravvisse e fece da madre adottiva di Lugh. Trovò la morte a causa di stenti solo quando fu costretta a spianare le terre per l’agricoltura.
Un altro personaggio mitologico connesso a tale Dio è Lleu Llaw Gyffes, il quale appare nella quarta e ultima parte del Mabinogion, la famosa epica gallese medievale. Figlio monogenito e non voluto di Arianrhod, una di tre fratelli figli della Dèa Dôn. Arianrhod avrebbe voluto rimanere vergine e cercò di punire il figlio scagliandoli una tynged (maledizione) e imponendo che solo lei avrebbe potuto dargli un nome. Il fratello di lei, Gwydion, con un inganno riesce a farle dire la frase “è stato lui con braccio capace e capello fulvo che ha colpito”, dando il primo epiteto a Lleu.
FESTIVITÀ IN ALTRE MITOLOGIE
Nel mondo romano, con la riforma del Calendario Giuliano, il mese di Quintilis divenne Iulius, in onore di Giulio Cesare. Nel periodo tra luglio e agosto a Roma si celebravano i Neptunalia e i Furrinalia, in onore di Furrina e Nettuno, divinità legate alle acque. Il 1° agosto era dedicato alla Dèa Spes, mentre il 13 agosto c’erano i Vortumnalia, dedicati a Vertumno, Dio di origine etrusca che presiedeva ai cambiamenti stagionali e soprattutto alla maturazione dei frutti. Il suo originale, Voltumna, era uno degli Dèi etruschi più importanti e talvolta fuso con Tinia, il Dio re delle tempeste. Era un Dio infero, connesso alle stagioni e i suoi altari erano per le libagioni che dovevano trapassare nel sottosuolo. Era così importante per i Romani che quando conquistarono il suo santuario a Volsinii lo portarono via a Roma insieme a ogni tesoro, così da fiaccare il supporto divino per gli Etruschi.
Il 21 agosto erano celebrati i Consualia, in nome del Dio Conso, protettore dei granai e degli approvvigionamenti. Anche egli era una divinità ctonia, il cui nome deriva il verbo “seminare” e “fare provvista”. La sua ara era sotterranea, o coperta di terra, e veniva scoperta unicamente durante le feste a lui dedicate.
Per quanto riguarda Ferragosto, la connessione con le “Ferie di Augusto” è più un abbaglio che verità.
lugnasad nella storia
Nell’Irlanda tardo-medievale ci sono alcune celebrazioni documentate storicamente, come l’Óenach Tailten nel County Meath e l’Óenach Carmain nel County Kildare. Si sa che durante queste feste ci si cimentava in gare sportive, ippiche, poetiche, si promulgavano leggi, si tenevano udienze, si siglavano contratti, anche matrimoni e si teneva il mercato rurale. Sembra che per mettere alla prova i futuri sposi questi dovevano far passare le mani unite attraverso una porta di legno. I 4 festival erano appellati come i “quarti d’anno” e Beltaine e Samhain erano chiamati anche i “Mezz’anno”. Di estrema importanza nel calendario celtico erano i ritmi lunari. Erano tenute molto in conto, per le benedizioni/maledizioni, la Luna Nuova e la Luna Piena. Nei momenti di passaggio vi era sempre il pericolo di incontrare spiriti maligni e alcune lune piene potrebbero corrispondere a quello che nel folklore europeo e francese è la lune rouge, una luna pestifera e sventurata per il mondo rurale.
Nel Tochmarc Emire (il corteggiamento di Emer, opera del Ciclo dell’Ulster), c’è un’elencazione dei quattro grandi festival:
«Poiché in passato l’anno era diviso in due parti, l’estate da Beltaine (primo di maggio) e inverno da Samhain fino a Beltaine. A Oimolc, l’inizio della Primavera, a Beldine, il fuoco favorevole. Poiché i Druidi accendevano due fuochi e vi facevano passare il bestiame attraverso, così da combattere le piaghe. O a Beldin, da Bel, il nome di un idolo. Al tempo il giovane di ogni ordine diveniva possesso di Bel. Fino a Bron Trogaill, ossia il giorno di Lammas, in altre parole il principio dell’autunno».
Un altro documento importante, il Senchus Mòr, un codice di antiche leggi irlandesi, parla dell’esistenza di un grande calderone usato nella festa di ogni quarto d’anno. Inoltre dice anche che le transumanze del bestiame iniziavano a maggio e finivano a ottobre, in corrispondenza delle feste. Tuttavia è possibile che le partizioni dell’anno irlandesi seguissero anche concordanze astronomiche. Essi si collocano quasi precisamente a metà tra i solstizi e gli equinozi. Le date, come conferma il folklore, non erano fisse ma si basavano sui cicli lunari.
La maggior parte delle testimonianze sulla celebrazione sono di Età Moderna e ottocentesche. Il 1° di agosto nelle campagne irlandesi si celebrava il taglio del primo grano, il sacrificio di un toro (testimoniato anche in Scozia), cibo fatto con i nuovi frutti (nelle Highlands si celebravano riti in cui un attore che vince una testa di pietra posta su una collina, la quale forse rappresenta la carestia). Un altro aspetto ricorrente è il pellegrinaggio sulle colline, che nei secoli è divenuto un pellegrinaggio cristiano. Ancora oggi il 1° agosto si fanno passeggiate sui colli, e trekking come la Reek Sunday sulla cima del Croagh Patrick.
Un altro rito testimoniato è la visita ai pozzi o le fonti, soprattutto ai Clootie Wells. Questi sono “alberi degli stracci” e presso di essi si immerge un panno nell’acqua del pozzo e poi lo si leghi all’albero, credendo che, man mano che il panno si decompone, anche la malattia si dissolva. Questi pozzi si trovano in aree di influenza celtica come Scozia, Irlanda e Cornovaglia. Il Munlochy Clootie Well, vicino a Inverness, è uno dei più famosi. Questo ricorda anche le altre tradizioni folkloriche europee degli Alberi dei Desideri, come gli alberi dei chiodi belgi o gli alberi delle monete inglesi.
Normalmente il Lughnasadh era festeggiato il 1° di agosto, tuttavia col tempo la festa è stata passata alla prima domenica di agosto o all’ultima domenica di luglio. Un curioso evento è la Puck Fair (Aonach an Phoic, la Festa del Caprone), una delle fiere più antiche d’Irlanda, tenuta tra il 10 e il 12 agosto a Killorglin, nel County Kerry.
il sacro triangolo di lugnasad
Essendo l’Irlanda un’isola etnicamente abbastanza omogenea, aveva la propria geografia sacra. Vi erano le colline dei re, Tara, Rath Cruachan, Dun Ailinne, ed Emain Macha, legati chiaramente a divinità sovrane. Il primo di essi era esclusivamente dedicato alle incoronazioni, gli altri erano centri religiosi delle rispettive province del Connacht, Leinster e Ulster. I siti erano in uso sin dal Neolitico per questioni sacre, tuttavia la loro rilevanza era locale. Solo col tempo e la celticizzazione dell’Età del Ferro i siti sono stati connessi da un’unica logica astronomica e calendariale. Il numero tre è un numero sacro sin dall’Età della Pietra, come si vede a Newgrange. Esso rispecchiava le varie triadi divine, come quelle di Lugh e Brigid e non fu difficile a San Patrizio spiegare la Trinità agli irlandesi tramite lo Shamrock. Nel caso dei quattro grandi festival d’Irlanda si parla di festività legate ai ritmi agricoli. Per quanto riguarda i siti di Lughnasad menzionati nel Dindshenchas sembrano giacere sulla forma di un enorme triangolo, i cui apici sono i tre grandi siti sacri reali. Ognuno di essi ha il nome di una Dèa e ha una struttura a cerchio concentrico.
FOLKLORE NORDITALIANO del 1° AGOSTO
gare sportive
In Toscana a luglio si tengono molti palii, tra i quali quello di Pistoia:
La Giostra dell’Orso si tiene la sera del 25 luglio nella cornice di Piazza del Duomo, con quattro cavalieri che si sfidano in una corsa a cavallo, in rappresentanza dei quattro rioni cittadini. Ciascun rione corrisponde a una delle antiche porte della città: il Leon d’oro di Porta San Marco, caratterizzato dai colori oro e rosso; il Cervo bianco di Porta Lucchese, contraddistinto dal bianco e verde; il Drago di Porta Carratica, con lo stemma rosso e verde, e il Grifone di Porta al Borgo, dallo stemma bianco e rosso. Inoltre nelle città marinare si tengono in questo periodo molte gare nautiche, come a Genova la Rievocazione Storica del Palio del Tigullio il 27 luglio. Si sfideranno gli equipaggi di Rapallo, Santa Margherita, San Michele, Zoagli, Chiavari, Remiera Lavagnese, Portofino e Sestri. All’equipaggio vincitore andrà l’ambito trofeo, che verrà rimesso in palio l’anno successivo.
sagre e mietiture
La ricetta originale prevede l’uso del pane bianco raffermo, perché in passato era molto costoso e la zuppa era un modo per non sprecarlo. Nel comune di Valpelline l’ultimo fine settimana di luglio si tiene la Sagra della Seupa à la Vapelenentse.
Ad Arezzo da qualche anno si è tornati a celebrare la mietitura e battitura. Una grande festa di paese il cui menù conta piatti tipici come maccheroni al sugo d’ocio, ocio al forno, colli ripieni e cipolle d’ocio. La festa contadina prevede inoltre vari eventi come la sfilata rievocativa di trattori d’epoca, barocci con micce e carri trainati da buoi, o la rievocazione di scene di vita contadina, in particolare di quella della mietitura del grano. Completano il programma della festa spettacoli e musiche da ballo.
pellegrinaggi
In Val d’Ossola, Piemonte, abbiamo un’antica processione che si tiene intorno a un monte. Essa si chiama Autani set frei, poiché si dice che i primi a farla furono sette fratelli cristiani. Si tratta di un giro ad anello tra le montagne attorno al paese di Montescheno, a cavallo tra la Valle Antrona e la Val Bognanco. Il suo tracciato misura circa 25 km e comprende un dislivello di 1700 metri. La partenza dei fedeli avviene nelle prime ore del mattino e il ritorno a Montescheno in tarda serata. Nel corso della processione vengono visitati vari alpeggi e i partecipanti eseguono canti religiosi tradizionali in latino, e pregano per la protezione della zona da vari eventi avversi come siccità, alluvioni e valanghe. Il sacerdote officiante benedice per sette volte la terra.
La processione da Fontainemore a Oropa (in francese più semplicemente Procession d’Oropa) è una processione mariana che si svolge ogni cinque anni e nel corso della quale i fedeli del paese valdostano di Fontainemore si recano in pellegrinaggio al santuario di Oropa attraversando di notte le Alpi Biellesi. Si tratta di una delle più antiche processioni documentate sulle Alpi, con una tradizione risalente al 1522. La lunga fila di fedeli viene aperta dagli uomini del paese al quali seguono le donne, vestite con lunghi veli bianchi. A mezzogiorno circa la processione raggiunge il Santuario e i pellegrini, accompagnati da preghiere e canti religiosi della tradizione valdostana, si inchinano a baciare la soglia della Basilica Vecchia prima di entrare in chiesa. Dopo aver preso messa nel pomeriggio i fedeli valdostani partecipano ancora ad una fiaccolata nell’area del Santuario, trascorrono la notte nelle stanze della sua foresteria e fanno ritorno il giorno seguente al loro paese, molti anche in questo caso a piedi.
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